CORPO IN QUOTA

Cosa succede al tuo corpo quando sali in altitudine?

Più la quota aumenta, più la pressione atmosferica diminuisce. Il corpo umano è progettato per funzionare in condizioni di pressione atmosferica media, di conseguenza una rapida variazione della pressione esterna, come accade percorrendo una ripida salita in montagna, provoca squilibri nel nostro sistema, che possono portare all'insorgere di malesseri o patologie.

Fisiologia dell'altitudine

Il corpo umano, come quello degli altri animali terrestri, si è adattato a vivere immerso nella pressione dell’atmosfera della Terra. Nel sangue e nell’acqua contenuti nelle cellule esiste infatti una pressione interna che controbilancia quella esterna. Quando saliamo in altitudine, sottoponiamo il corpo ad alcuni squilibri.
Più la quota aumenta, più la pressione atmosferica diminuisce, meno disponibilità di ossigeno si trova nell'aria.

In che modo gli organi del nostro corpo compensano queste variazioni?

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scorri e premi sulle parti del corpo illustrate:

La minore quantità di ossigeno provoca una diminuzione delle prestazioni del cervello, che si possono manifestare con mal di testa, vertigini, nausea e spossatezza. Nei casi più estremi la prolungata e marcata carenza di ossigeno può causare un accumulo di liquidi nel tessuto cerebrale. Visto che l'aria in alta quota è meno densa, c'è meno quantità di ossigeno per respiro. Il corpo aumenta così la frequenza respiratoria per far arrivare più ossigeno ai muscoli e agli organi. Nei polmoni, i vasi sanguigni si restringono, aumentando la pressione del sangue in quest'area. Per far fronte alla carenza di ossigeno, il cuore deve pompare più sangue, e la frequenza cardiaca aumenta. Al cuore viene quindi richiesto uno sforzo maggiore, che può portare a un aumento della pressione sanguigna. In quota lo stimolo a urinare aumenta. Questo accade perché, a causa della ridotta pressione di ossigeno, il sangue tende a concentrarsi, la circolazione diventa più impegnativa e i reni reagiscono rilasciando più ormoni diuretici, con conseguente maggiore necessità di eliminare i liquidi in eccesso. Per favorire l’apporto di ossigeno ai tessuti, in quota aumenta la densità dei capillari nei muscoli. Inoltre, le fibre muscolari imparano a utilizzare l’ossigeno in modo più efficiente, migliorando così la capacità aerobica complessiva. In condizioni di esposizione prolungata, però, può ridursi la massa muscolare a causa dell’elevato dispendio energetico.

Ossigeno e pressione

La quantità di ossigeno presente nell'aria è sempre la stessa, ma a variare è la pressione parziale, che diminuisce con l'aumentare della quota. Per pressione parziale si intende la pressione totale che il singolo componente del gas eserciterebbe se occupasse da solo l'intero volume. In montagna, dunque, la percentuale di ossigeno presente nell'aria resta la stessa, ma, essendo la pressione atmosferica minore, nella stessa quantità d'aria c'è meno ossigeno disponibile per il nostro organismo, perché la "spinta" che porta l'ossigeno ai polmoni è più debole.
Un esempio semplice è quello di una bottiglietta di plastica chiusa a bassa quota.
Sai perché la bottiglietta fa rumore salendo in montagna? Salendo in altitudine, la pressione esterna diminuisce, mentre l’aria all’interno rimane più compressa. La bottiglia allora si gonfia o scoppietta per riequilibrarsi.
Allo stesso modo, anche il nostro corpo deve adattarsi a queste variazioni di pressione. Infatti, al mare la quantità di ossigeno disponibile per respiro, misurata in millimetri di mercurio (mmHg), è pari al 21% di 760 mmHg (la pressione a livello del mare), ovvero 520 mmHg, mentre a un'altitudine di 3000 metri l'ossigeno disponibile per respiro scende a 110 mmHg, in quanto il 21% è calcolato sul valore della diversa pressione: 520 mmHg.

Cosa comportano queste carenze al corpo umano

La carenza di ossigeno in circolazione nel corpo è detta ipossia e può causare il mal di montagna: una condizione clinica i cui sintomi principali sono vertigini, inappetenza, insonnia, irritabilità e un aumento della fatica. Questi malesseri insorgono soprattutto se si percorre velocemente una salita molto ripida, perché l'organismo, che è abituato ai livelli di ossigeno a quote più basse, fa fatica ad adattarsi rapidamente alle nuove condizioni.
I sintomi del mal di montagna, anche se lievi, non sono da ignorare. Infatti, una prolungata e marcata carenza di ossigeno nel sangue provoca un aumento del flusso sanguigno nel cervello, con conseguente aumento della pressione intracranica. Nel tessuto cerebrale si può formare così un accumulo di acqua, chiamato edema cerebrale, il quale porta con se disturbi del movimento e della coordinazione, della coscienza, insicurezza a stare sia in piedi che seduti e un senso di svogliatezza.
L'edema può coinvolgere anche i polmoni, in seguito a una vasocostrizione e a un aumento della pressione sanguigna. Il liquido accumulato può fuoriuscire dal tessuto polmonare e dagli alveoli, causando tosse, respiro affannoso e palpitazioni.